Mese: ottobre 2014

Il pianoforte a 4 e 6 mani per Biiiss # 38

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Sui tasti bianchi e neri Filippo Bergonzoni, Andrea Corridoni, Silvia Orlandi,

Paolo Passaniti, Alberto Spinelli,  Antonella Vegetti

Nutizièri Bulgnais, informazioni del 25 ottobre 2014 a km “0”

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I 19 anni dal Nutizièri

Il concorso fotografico di Monzuno con la direzione artistica di Fabrizio Carollo

Altri tre dubbi atroci di Zap & Ida

Tutto questo confezionato dallo chef Matteo Righi e servito a tempeeratura ambiente da Patrizia Strazzari ed Ettore Pancaldi

Fra una scelta non chiara e le favole di Micky: that iis ClapClap #38

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“Una scelta non Chiara” di Eugenio Maria Bortolini
“Le favole di Micky” di Michela Sartori
Ancora “Dubbi atroci” di Zap & Ida
Nutizièri Bulgnais compie 19 anni
Scienza e tecnologia fra Quelli della Bassa Bolognese

Nutizieri Bulgnais del 15-10-14 con “Mé an sò pio’ csa fèr”

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Qui, Ceffo, Alberto Gruppioni, ci  racconta del suo recente successo “Mé an sò pio’ csa fèr”, vincitore della prima edizione di “Varietèe”,

tenzon canora a Granarolo Emilia

Clap Clap 37 Dove i dubbi si fondono con scelte non chiare e brividi di spavento

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“Una scelta non Chiara” di, con e per Eugenio Maria Bortolini

“I Dubbi Atroci” del Tiramisù di Zap & Ida

l’horror settimanale di Fabrizio Carollo

Äl Nuvitè Bulgnaisi ed Panchèld e dla Strazèri

Ogni sabato, su Clap Clap i “Dubbi Atroci” del “Tiramisù” di Zap & Ida

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Tre saggezze per settimana

tengon lungi il malocchio

e portano un mucchio di grana

 

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Ogni sabato alle ore 21:00 su NuovaRete [canale 110 del digitale terrestre]

A Cuba andai a te pensai e questo ti portai

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Appunti da un viaggio progettato col cuore

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Il viaggio é particolarmente lungo.

Blue panorama é una linea low cost e riduce tutto ai minimi termini pasti compresi e anche quelli aggiuntivi a pagamento non eccellono in fantasia. Va bene comunque, mangiare molto in aereo stando seduti non é il massimo e comunque i pasti dell’ aereo  non sono mai gran ché .

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L’aereo é completo, pochi turisti e molte coppie italo cubane  tutte invariabilmente formate dall’uomo italiano e la donna cubana, nessuna coppia inversa cioé donna italiana e uomo cubano. Altra caratteristica che le donne cubane sono sempre più giovani dei maschi italiani.

Pur essendo una compagnia low cost, blue panorama non applica i rigidi criteri della Ryan air, per cui  le cubane che tornano in patria , oltre ad aver  caricato al check in  qualsiasi tipo di bagaglio, biciclette, televisori, altri strani pacchi rigonfi e incelofanati, trasportano diversi bagagli a mano che dallo sforzo fatto dai proprietari devono essere piuttosto pesanti.

Quando si monta sull’aereo quindi si scatena la battaglia per trovare un posto nelle cappelliere, schiacciano i bagagli precedenti, cercano di chiudere sportelli che per legge fisica non possono chiudersi. Infine si rassegnano a fare 12 ore di volo carichi di valige, ombrelli, vestiti e altro sulle ginocchia o sotto i piedi.

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I cubani inoltre devono avere una passione per il controllo bagagli, poiché anche nel transito dell’Avana i passeggeri vengono fatti scendere con i loro bagagli a mano che vengono passati allo scanner per poi tornare nella sala di attesa. Stessa procedura all’arrivo a Holgin, dopo aver passato il controllo alla polizia di frontiera , bisogna nuovamente passare allo scanner i bagagli a mano. Il motivo di questa procedura sfugge poiché da quel momento sei già Cuba e l’unica cosa che puoi dirottare é un taxi.


Altra procedura misteriosa é la riconsegna dei bagagli imbarcati. Alla moda russa, che forse hanno influito pesantemente con la loro organizzazione, ci sono due nastri trasportatori che indicano tutt’altro volo e che buttano i bagagli alternativamente. I passeggeri corrono da un nastro all’altro in cerca della loro valigia. Ma le valige stranamente non arrivano tutte assieme, ne arriva una su un nastro poi tre sull’altro, poi ancora due sullo stesso, una sull’altro. Tutto questo a distanza di 10 minuti per ogni immissione. Visto che presumibilmente le valige sono state caricate sullo stesso carrello , l’ignaro viaggiatore si chiede perché non arrivino, in ritardo, ma tutte insieme. Il dubbio che vengano nuovamente passate ad uno scanner ,con relativo esame approfondito del contenuto. Un passeggero mi dice che in realtà i bagagli vengono caricati alla rinfusa, per qualsiasi destinazione, quindi scaricati tutti, separati al momento di metterli sul nastro e ricaricati quelli per altra destinazione

Finalmente dopo un’ora e trenta dallo sbarco riusciamo ad entrare in territorio cubano . Sono le 9,30 fuori é buio per noi sono le 3 e mezza di notte.

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Fortunatamente la accompagnatrice della  Press Tour e fuori che aspetta, anche lei un po’ seccata dall’attesa comunica che siamo i soli turisti che hanno scelto questo tour, quindi lo faremo in taxi . Ci dice anche che siamo gli unici turisti dell’agenzia del mese di settembre . Quindi per lei, interprete ed accompagnatrice, il solo lavoro del mese di Settembre. Siamo troppo stanchi per prendere parte alla sue sfortune economiche anche perché ci informa che l’albergo é a 60 km dall’ aeroporto e la cosa ci ha un po’ sconfortato.

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Per strada abbiamo il primo impatto con Cuba. A parte le strade  piene di buche che il taxista accuratamente evita o affronta in prima, fuori regna il silenzio. Qualche rara macchina ci incrocia, qualche camion che effettua il trasporto passeggeri , taxi biciclette, carrettini trainati dai cavalli, e tanta gente a piedi o che chiede l’autostop, mostrano non il pollice alzato ma delle banconote chiaro segno che intendono pagare per il passaggio . Nei piccoli paesi che incontriamo, luci ridotte,  qualcuno seduto sulla porta o sulla strada . Molti in canottiera altri a torso nudo, soprattutto uomini.  Terminato il paese buio completo.

L’albergo a cui arriviamo dopo circa un’ora di viaggio è stato completato un anno fa, ristrutturando un vecchio magazzino. L’aspetto  é molto gradevole e le camere con tutti i servizi necessari, compresa la carta igienica, che qui sembra essere un problema. Il personale é molto cortese e poiché l’orario di cena alle 22’15 é giá finito ci hanno preparato un panino e della frutta.

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La mattina dopo  partiamo presto per andare a Santiago (200 km) . I carrettini con i cavalli si sono moltiplicati, come pure le biciclette e le motociclette. Alcuni vanno direttamente a cavallo lungo il bordo della strada. Si sono moltiplicate anche le persone alle fermate, in attesa in autobus che , se arriva, arriverà strapieno. La guida ci dice che é uno dei problemi di Cuba, lo spostamento. Per ovviare alla mancanza di mezzi pubblici il Governo ha consentito a tutti coloro che hanno un mezzo di fare servizio di trasporto, quindi si vedono camion con il cassone strapieno di persone , trattori che trainano carretti stipati di persone, calessini, ingegnose costruzioni su bici e moto. Il vincolo che ha nesso é che per fare questo mestiere bisogna pagare una tassa molto elevata da pagarsi in pesos convertibili. Di conseguenza i  novelli trasportatori si fanno pagare in pesos convertibili stipando il più possibile le persone.

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Qui la guida, ci  espone un paradosso della vita cubana. Ognuno é libero di comprarsi un mezzo di trasporto, cavallo, moto, bicicletta o anche auto, ma ammesso che riesca a comperarla poiché i costi sono abbastanza elevati e può riuscirci solo con le rimesse degli emigrati, ne ha soltanto l’utilizzo poiché il bene appartiene comunque allo stato e un cubano deve pagare per possederlo.  Se gli viene rubato deve comunque pagare la tassa di possesso perché non ha custodito un bene dello stato e quindi ne é responsabile. Alcuni contadini che avevano il cavallo e poi erano riusciti ad avere una bicicletta, vanno in giro in bicicletta  on il cavallo legato dietro perché hanno paura  che andando via in bicicletta qualcuno gli rubi il cavallo o viceversa .

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Ultimamente la campagna di liberalizzazione ha consentito ai contadini di vendere i loro prodotti al mercato anziché darli alla raccolta statale, ma i contadini non sanno come trasportare i loro prodotti  al mercato perché non hanno mezzi di trasporto e così non hanno alternativa che darli allo stato, come prima, perché li vengono a ritirare. Risultato che non avendo attrezzature, mezzi di trasporto e pagati pochissimo dalla vendita allo Stato che impone prezzi assurdi, le campagne si stanno spopolando, nessuno coltiva più la terra. Molti preferiscono vivere senza fare  niente tutto il giorno accontentandosi della rimessa che arriva dai cubani emigrati poiché con i 500 dollari che arrivano dall’estero possono vivere bene  comunque.

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L’analfabetismo di base però stato sconfitto, tutti sanno leggere e scrivere, mentre facevamo colazione, peraltro abbondante, vedevamo passare bambini e ragazze che andavano a scuola, tutti con la divisa uguale differenziata per le classi di età.

La maligna guida, non proprio filo governo, ci ha fatto presente che questo funziona fino alle superiori, arrivati alla università le cose cambiano poiché per far fronte alla crisi economica, le università peraltro ben reputate, vendono i posti agli studenti stranieri, soprattutto dell’America latina , limitando l’accesso dei cubani essendoci il numero chiuso.

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Con tutte queste considerazioni, guidati dal nostro bravo ed attento tassista, arriviamo a Santiago, anche qui in un bell’albergo costruito nel 90 dai Canadesi e dato in gestione ad una catena Spagnola, Mello.

Iniziamo quindi la visita di Santiago de Cuba. Città fondata esattamente 500 anni fa sterminando con le armi o con le malattie gli indigeni preesistenti. La visita della città consiste nella visita alla caserma Moncada, luogo dove 80 rivoluzionari cubani tentarono di assaltare una caserma  con esiti disastrosi:   62  morti e  gli altri salvi per miracolo . Ora é un museo dedicato alla prima disastrosa battaglia dalla quale nacque il movimento rivoluzionario che dopo pochi anni conquisterà Santiago. Poi visita al monumento a Che Guevara, Visita al monumento di Jose Marti , proclamatore dell’indipendenza di Cuba dalla Spagna, visita al monumento ad Antonio Maceo, peraltro molto bello con l’enorme statua a cavallo che si staglia contro il cielo e ventiquattro punte aguzze che rappresentano le lame affilate delle scimitarre scagliate contro il potere spagnolo.

Insomma Santiago sembra essere la patria di rivoluzionari a getto continuo, da lì sono partite tutte le rivoluzioni cubane.

Attorno a tutti questi rivoluzionari però c’è una città di un milione di abitanti , in disfacimento, sarà per la legge che vietava il restauro delle case, per risparmiare sui materiali da costruzione, sarà per la povertà della gente , ma le case sono ridotte molto male, muri scrostati, case crollate, case rette con rappezzi, aggiunte e sopralzi. Dai panni stesi si direbbe che in ogni stanza abiti una famiglia. Solo la piazza é stata restaurata e brilla di colori vivaci. La bella casa del 1650 del governatore, si mescola con la ricostruzione arabeggiante del 1900  e altri palazzi di etá incerta, poi ricomincia la teoria si strade strette, marciapiedi rotti e case cadenti.

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A dieci kilometri da Santiago spicca la fortezza del Morro, imponente costruzione del 1600 fatta per difendere La baia di Santiago dai pirati che periodicamente la saccheggiavano. Qui  ti accorgi che sei nell’ambiente descritto da Salgari ,  sul mar dei Caraibi, con la Tortuga molto vicina ed altre basi fra Santo Domingo e Cuba.

Con la costruzione della fortezza, I pirati non riuscirono più a saccheggiare Santiago, ma una loro rivincita se la sono presa, infatti all’interno della fortezza solo poche righe sono dedicate al fondatore e all’architetto che la costruì (un italiano) , mentre una sala é completamente dedicata alle vite dei pirati più importanti, alla differenza fra filibustieri, Corsari, pirati e bucanieri  e alle loro imprese

Pranzo al vicino ristorante omonimo , con splendida vista sul mare , nel quale affioravano però alghe come a Marina Romea, e qui si scopre un altra delle caratteristiche di Cuba, la musica.

 

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Pochi pranzi e cene, ma ognuno allietato da musica, gente che sa benissimo usare uno strumento e che accompagna pranzi e cene. La musica a Cuba  é una faccenda complessa con ritmi e canzoni che si sono diffusi in tutto il mondo e ne tornerò a parlare quando l avrò capita e sentita meglio. A fianco  noi e alle comitive de turisti, un folto gruppo di ragazzi, molto ciarlieri. La guida ci dice che sono venezuelani di un centro di recupero dalla droga che sembra essere molto diffusa  in Venezuela. A cuba essere trovati con della droga s rischiano da 10 a 30 anni di carcere. Tutto questo ci viene detto con accompagnamento  di considerazioni sui venezuelani che fanno capire come non corra buon sangue fra i due popoli, nonostante le scritte inneggianti a Chavez sui  muri.

Per il momento concludiamo la serata al bar dell albergo, con dell ottimo rum e cantando assieme al complesso ” de tu querida presencia Comandante Che Guevara …. “. La sentiremo spesso.

che

GIAN LUIGI PAVANI

Gian Luigi Pavani, giramondo

 

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